Didone typefaces - Caratteri neoclassici - Alberto Tallone Editore

DIDONE TYPEFACES

The last two decades of the 18th century saw in the Didot dynasty (printers, engravers, publishers, paper-makers) and in Giambattista Bodoni (1740-1813) the most eminent interpreters of Neoclassicism, a reflection of the Enlightenment ideals and of the archaeological finds in Herculaneum and Pompeii, which was translated, by Didot and Bodoni, into more geometric, austere letter forms. Unanimous consent was given to the erudition and the work of the Didot dynasty (cf. tallone a., Manuale Tipografico I, plate XXX). Because of their thin serifs and austere geometry, the various typefaces created by Ambroise, Firmin, and their decendants stand out at their best when used for large isolated titles, rather than dense text pages. Born in Saluzzo by parents whose families had traditionally practiced the art of printing, Giambattista Bodoni, who worked first in Rome, at Propaganda Fide's Printing House, and then in Parma, where he found glory, left his indelible imprint on the history of printing for having been able (like his contemporary Canova) to transmit the spirit of his time through his craftsmanship as an engraver, printer and publisher. His greatness is witnessed by the two volumes of his Manuale Tipografico. The result of fifty years of work, this edition in two volumes is an inexhaustible example of beauty and dedication to typographical art and the "Republic of the Letters". Throughout the last two centuries, all European and North American foundries - including Linotype and Monotype - have always offered in their catalogues Bodonian typefaces, which have become a classic. Bodoni's production was so extensive and articulated and there are such imperceptible aesthetic differences from size to size – a feature that all types derived from hand-cut punches share –, that it would have been impossible to transfer into serial production this infinite number of variants. Nevertheless, among the innumerable imitations, derivations and interpretations that continue to appear – likewise, a similar fate has befallen Didot typefaces –, while some of them show an excess of mechanical stiffness, which was completely absent in Bodoni's typefaces, others succeed in catching their essence.

© Photos Ottavio Atti - Archive of Styles®


CARATTERI NEOCLASSICI

L’ultimo ventennio del Settecento vide nella dinastia dei Didot (tipografi, incisori, editori, cartai ed eruditi parigini) tra i quali spicca il nome di Firmin (1764-1836), e in Giambattista Bodoni (1740-1813) i massimi interpreti del neoclassicismo tipografico, riflesso dell’illuminismo e delle scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, che riaccesero in Europa l’interesse e la passione per le pure forme della classicità greca e romana, tradotta in caratteri dalle forme più nette, geometriche e altere delle precedenti. Unanime fu il consenso nei confronti dell’erudizione e dell’operato della nutrita dinastia Didot (cfr. tallone a., Manuale Tipografico I, tavola XXX). Le diverse incisioni opera di Ambroise, Firmin e dei loro discendenti, in virtù delle grazie filiformi e delle loro austere geometrie, si esaltano particolarmente quando campeggiano in grandi titoli isolati piuttosto che in fitte pagine di testo. Giambattista Bodoni, nato a Saluzzo da genitori le cui famiglie avevano tradizionalmente esercitato l’arte della stampa, dopo essersi formato presso la tipografia di Propaganda Fide a Roma e aver trovato gloria a Parma, lasciò la propria impronta indelebile per aver saputo (come il suo contemporaneo Canova) tradurre nella propria arte di incisore, stampatore e editore lo spirito del tempo. Una grandezza riassunta e testimoniata dai due tomi del Manuale Tipografico edito dalla vedova nel 1818, frutto di cinquant’anni di lavoro, inarrivabile esempio di bellezza e dedizione all’arte tipografica e alla “repubblica delle lettere”. A riprova del successo planetario del suo stile solenne ma franco, nel corso degli ultimi due secoli tutte le fonderie di caratteri europee e nordamericane – comprese le case produttrici di matrici Linotypes e Monotypes – hanno sempre offerto nei loro campionari serie dei tipi bodoniani, divenuti classici senza tempo e oggi trasferiti con egual successo su font elettroniche. Curiosamente, non si può però parlare di caratteri Bodoni, bensì di “bodoniani’’, perché, essendo così vasta e articolata la produzione del Maestro ed essendo presenti impercettibili differenze estetiche in ogni corpo di ciascuno dei suoi alfabeti – caratteristica che accomuna tutti i caratteri incisi a mano su punzoni –, sarebbe stato impossibile per qualsiasi industria trasferirne l’infinito numero di varianti nella produzione di serie. Ciononostante, tra le innumerevoli imitazioni, derivazioni e interpretazioni che continuano ad apparire, mentre alcune ne disperdono la forza comunicativa entro un eccesso di rigidezza meccanica, estranea agli originali, altre sono pregevoli per averne colto l’essenza. Ugualmente, lo stesso si può dire caratterizzi le versioni elettroniche dei caratteri Didot.

© Photos Ottavio Atti – Archivio degli Stili®