Tallone typeface - Carattere Tallone - Alberto Tallone Editore

TALLONE TYPEFACES

«I first came across one of Tallone’s books just after the liberation of Paris, whilst browsing in a bookshop near the Ile de la Cité. The text was Perrault’s Histoires ou Contes du Temps Passé, which he had printed during the German occupation in a delightful little oblong format. I was struck by the combination of charm and readability, restraint and inventiveness shown in his handling of type. I soon found out that Tallone had been a devoted of la typographie pure since he first began to issue books of his own. He had confined his repertoire types to Garamond and Caslon, but his varied range of texts included works by Petrarch, Dante, Erasmus, Keats, Baudelaire and Valéry. After the war, Tallone thought he would import from Holland some of Van Krimpen’s types, which were so well suited to la typographie pure. He sent in the necessary application forms for permission to import, but the whole stack came back endorsed “refusé”. Thereupon Tallone decided to make a type of his own. He took his designs to Charles Malin, a skilled punchcutter who had recut Arrighi’s italics for Frederic Warde, in 1926, and who also cut the first version of Eric Gill’s Perpetua. Tallone’s passionate enthusiasm for his design is shown by an incident in the making of the lowercase italic ‘f’. This letter, he explained, is the most full of subtleties, and for a long time he could not get them down on to paper. He left his drawings and went for a drink. Whilst waiting at this table to be served, he abstractedly doodled the outline of his ideal ‘f’ on the tablecloth. Malin worked from that drawing. His design was first used in an edition of Shakespeare’s Sonnets which he printed in 1950. The treatment of the lower serifs gives an agreeably engraved brilliance whilst the large counters, particularly the ‘a’, help to create an open, easily legible impression. The two-piece ‘a’ has also been succesfully adapted for the italic. The capitals show several influences – for example, the ‘E’, ‘F’ and ‘T’ owe a good deal to Caslon, tough the ‘R’ is more in the Gradjean manner» John Dreyfus, Alberto Tallone and his new type, in Signature Magazine, nr.16, 1952.

© Photos Ottavio Atti - Archive of Styles®


CARATTERE TALLONE

«Mi sono imbattuto per la prima volta in un’edizione di Alberto Tallone subito dopo la liberazione di Parigi, mentre stavo curiosando in una libreria nei pressi de l’Ile de la Cité. Il testo era Histoires ou Contes du Temps Passé di Perrault, che Tallone stampò durante l’occupazione tedesca scegliendo un grazioso piccolo formato allungato. Fui colpito dalla ineguagliabile combinazione di grazia e leggibilità, misura e invenzione dimostrate nella sua composizione con i tipi. Ben presto scoprii che Tallone era un fervente della typographie pure fin da quando intraprese la stampa di libri per proprio conto. Suoi caratteri d’elezione sono il Garamond e il Caslon, ma la varietà dei testi spazia da Petrarca, Dante ed Erasmo a Keats, Baudelaire e Valéry. Dopo la guerra, Tallone ebbe l’idea di importare dai Paesi Bassi alcuni caratteri di van Krimpen, in virtù del loro design e assortimento, ideali per la typographie pure. Assolse tutte le pratiche doganali per il permesso di importazione, ma l’intero plico di carte gli fu rispedito con in evidenza l’esito: “refusé”. A quel punto Tallone si risolse di realizzare un suo carattere. Portò i disegni a Charles Malin, un esperto punzonista che aveva reinciso i corsivi di Arrighi per Frederic Warde, nel 1926; inoltre aveva collaborato all’incisione della prima versione di Perpetua di Eric Gill. Da un “incidente di percorso” nella realizzazione della f corsiva minuscola possiamo cogliere l’appassionato fervore di Tallone per il disegno dei suoi tipi. Questa lettera, egli spiegò, è la più ricca di sottigliezze, e per un tempo interminabile non riuscì a disegnare la forma, a suo dire, ideale. Abbandonò i disegni sul tavolo e uscì per bere qualcosa. In attesa di essere servito al tavolo, schizzò astrattamente il contorno della sua f ideale su un tovagliolo. Malin lavorò direttamente da quel disegno. Il battesimo di stampa del suo carattere fu un’edizione dei Sonetti di Shakespeare del 1950. La cura delle grazie nel minuscolo da una brillantezza gradevolmente incisa, mentre le aperture ampie, in particolare della ‘a’, assicura un’impressione aperta e leggibile. La ‘a’ in due parti è stata inoltre mirabilmente adattata per il corsivo. Le maiuscole denunciano diverse influenze – ad esempio, le lettere ‘E’, ‘F’ e ‘T’ devono molto al Caslon, malgrado la ‘R’ sia più alla maniera di Grandjean» John Dreyfus, Alberto Tallone and his new type, in Signature Magazine, n.16, 1952.

© Photos Ottavio Atti – Archivio degli Stili®